OSCAR WILDE. IL PROCESSO

Progetto e Regia di Roberto Azzurro
con:

Roberto Azzurro / Oscar Wilde
Pietro Pignatelli / Edward Carson

Introduce Domenico Ciruzzi

La premessa

Quando ho letto la prima volta gli atti del primo processo a Oscar Wilde, ero in libreria, dove appunto era stato da poco messo in circolazione il libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio (ediz. UbuLibri), che riportava fedelmente gli originali atti processuali che videro protagonista il grande scrittore britannico. Non ho avuto un attimo di dubbio: prima o poi dovevo metterli in scena. Nessuno scrittore riuscirebbe mai a scrivere un processo del genere, solo la vita è in grado di superare qualsiasi immaginazione, anche la più sfrenata. E più sfrenato di Oscar Wilde non riesco a immaginare nessuno. Non potevo credere che un uomo che rischiava così grosso potesse, sotto processo, riuscire ad avere una tale lucidità che gli permettesse di dire cose che nessuno sarebbe manco riuscito a pensare, in quella situazione. Era un vero genio, Oscar Wilde, e come lui stesso disse, fece della sua vita un’opera d’arte. Da quel giorno mi prese la ricerca febbrile di capire come fare. Certo, essendo un artista completamente indipendente, slegato da qualunque legame con produzioni ufficiali o Teatri Stabili o Festival vari, dovevo pensarci io. E dovevo partire dal basso. Correva l’anno 2010, e decisi dunque di presentare un piccolo Reading al Pinguin Cafè di Napoli, locale di arti e culture, crocevia di artisti e progetti che trovavano spesso il loro start proprio grazie al suo fondatore Diego Nuzzo.
Per cui, in una versione a tre personaggi prese il via un percorso che oggi mi porta finalmente addirittura a Parigi. Sono passato per molte edizioni e per svariati allestimenti, una versione a due personaggi e poi una a cinque personaggi e altrettanti attori. Ho debuttato appunto a Napoli,
per poi portarlo in giro tra Roma, Avellino, Salerno, e di nuovo a Napoli dove è cominciata quella che ho definito la seconda fase, contrassegnata dall’incontro con Pietro Pignatelli, quando ho immaginato che lui potesse interpretare egregiamente il cattivissimo e grandissimo avvocato Edward Carson, che mandò a morte Wilde, che interpreto io. e quindi abbiamo interpretato il Processo in luoghi non sempre consueti per rappresentazioni teatrali, palazzi storici, cortili antichi e suggestivi e poi finalmente in una vera Aula Giudiziaria del Tribunale di Napoli, Castel Capuano. Poi la Toscana, poi Venezia. E poi finalmente il 29 Settembre 2016, ha valicato i confini nazionali e lo spettacolo è approdato a Parigi.
Parigi è la città in cui Oscar Wilde, dopo due anni di prigionia e lavori forzati, si ritirò stanco e malato e dove morì il 30 Novembre del 1900. Dunque il 29 Settembre 2016, anche se soltanto per un’ora, Oscar Wilde è tornato a vivere proprio a Parigi, nella città che amò e in cui morì: sul suo letto, sorseggiando champagne, le sue ultime parole furono: Sto morendo al disopra delle mie possibilità.

Sul Progetto Teatrale

In tempi in cui accuse, tabù sociali e violenze non cedono ancora il passo ai valori “dell’accettazione, dell’inclusione e del rispetto reciproci”, l’ironia dissacrante e lo spirito caustico di Wilde rimarcano l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili.
Oscar Wilde fu protagonista di ben tre processi, che lo portarono alla rovina. Il primo di questi fu intentato da lui stesso ai danni del Marchese di Queensberry che, scoperta la relazione tra suo figlio Alfred e lo scrittore, l’aveva accusato di “posare a sodomita”. A causa delle notizie sulla
sua vita privata emerse in questo primo processo, Oscar Wilde verrà in seguito giudicato colpevole del reato di “sodomia” e di “gravi indecenze”, e condannato a due anni di lavori forzati. I verbali dei processi non vennero mai resi pubblici, perché ritenuti scabrosi e compromettenti. Solo nel 2000, l’eccezionale ritrovamento di un manoscritto presso la British Library ci consente oggi di rivivere parola per parola quell’interrogatorio in cui Wilde diede prova del suo famigerato acume.
Roberto Azzurro (Oscar Wilde) e Pietro Pignatelli (l’avvocato Edward Carson) ripercorrono i momenti salienti di un interrogatorio, in cui Wilde è costretto a rispondere dei suoi rapporti con omosessuali e ragazzi di vita, e lo fa di volta in volta negando, mentendo, scherzandoci sopra. In questo folle ma reale dialogo, in questo acrobatico formidabile “battibecco”, diventa quasi un miracolo poter assistere al genio dell’umorismo del poeta
inglese, nelle vere risposte date al suo inquisitore, nell’espressione massima della grande ironia di un “gigante” della letteratura mondiale a cui l’umanità ha riservato dolore e orrore, e dunque non avrà mai abbastanza tempo per pentirsi di aver mandato a morte uno degli uomini più
straordinari che abbia messo piede sulla terra.

Note di regia

Al bando qualsiasi tipo di effetto speciale (scenografie, costumi e tutto l’apparato tecnologico) “aiuti” che qualcuno ancora indugia a usare in palcoscenico: non c’è effetto speciale più efficace e necessario di un attore che entra in scena e ci racconta una storia interessante in modo suggestivo. E’ nell’interregno che c’è tra la parola emessa dall’attore e l’orecchio attento dello spettatore che “accade il teatro”, in nessun altro luogo e grazie a niente altro.
Ho immaginato, dunque, di mettere in piedi le parole. Mi spiego. Su un foglio – testo teatrale o altro – le parole sono orizzontali, recitarle significa metterle in verticale. In più, ovviamente: mostrare da quali pensieri e stati d’animo germogliano quelle parole. Insomma, raccontare una
storia vuol dire trasformare quegli strani segni neri su fondo bianco in vita reale. Potenza del teatro, che si occupa del tentativo di replicare la vita, così come essa è: sempre.
(Roberto Azzurro)

IL TEATRO processa LA STORIA 2021 -22

Il teatro non è un’esperienza da vedere o da ascoltare, è un’esperienza da vivere. Ha il grande potere di narrare storie ed in alcuni casi di narrare LA STORIA, dice Patrizia de Mennato.

Le vicende che hanno costituito snodi della vita sono sempre vicende critiche nella vita personale, ma spesso assumono anche il valore di trasformare un modo di pensare diffuso!

Così abbiamo pensato di costruire la nostra stagione in base ad una idea guida che ne sancisse l’unità concettuale attraverso spettacoli costruiti su processi celebrati non necessariamente nei tribunali.
Ci accompagneranno docenti, studiosi ed appassionati ai quali è affidato il compito di introdurre il tema e di indicarci una chiave di lettura approfondita e non banale del testo.
Ecco perché IL TEATRO processa LA STORIA.

Per accedere alla Villa è indispensabile il green pass con documento di identità o, in alternativa, l’esito negativo di un tampone eseguito entro 48 ore dalla data dell’evento.

È obbligatorio indossare la mascherina negli spazi interni.

Nella Piazza antistante la Villa è disponibile un garage custodito a pagamento.

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Data

28 Ott 2021

Ora

20:00 - 23:00

Etichette

teatro
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